Palazzi e Ville


 

Palazzo delle Vedove

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Palazzo delle Vedove - Pisa

Palazzo delle Vedove Pisa

Il Palazzo delle Vedove è un palazzo di Pisa situato tra via di Santa Maria e via Trento.

Anticamente era qui presente la domus dei Bocci, strategicamente costruita nei pressi del Ponte Nuovo. L'antico edificio era stato costruito tra il XII e il XIV secolo con una forma allungata a base rettangolare, con una struttura molto alterata dal rifacimento cinquecentesco, ma ancora leggibile sulle pareti esterne, per la messa in luce dei primitivi elementi e aperture medievali in parte distrutti per far posto alle nuove finestre rettangolari. È particolarmente interessante il prospetto su via Trento, dove si può vedere una quadrifora in marmo di pregevole fattura, tagliata al centro per l'inserimento di un'apertura rettangolare.

Su via Santa Maria si vedono ben sei campate che al pian terreno presentavano un portico, mentre ai piani superiori andavano a costituire la struttura portante dell'edificio con grossi archi di sacrico del peso sotto il tetto.

Il palazzo, rimaneggiato pesantemente nel Cinquecento, era usato dalle "vedove" di Casa Medici. Due passaggi su corridoi sostenuti da arco attraversano superiormente la via e collegano il palazzo prima con la Torre De Cantone, poi, tramite la Torre stessa, con la Chiesa di San Nicola permettendo così alle ospiti del palazzo di recarsi a messa senza scendere in strada.

 

Palazzo dell'Orologio

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Palazzo dell'Orologio - Pisa

Il Palazzo dell'Orologio è uno degli edifici affacciati in Piazza dei Cavalieri a Pisa.

Il Palazzo dell'Orologio è uno degli edifici affacciati in Piazza dei Cavalieri a Pisa.

Si tratta di un antico edificio medievale dove risiedeva il capitano del Popolo almeno dal 1357, già appartenuto alla famiglia Gualandi. Quando il palazzo venne costruito incorporò anche la famosa Torre della Muda o Della Fame dove nel 1289 morì il Conte Ugolino Della Gherardesca con i figli e nipoti, protagonista di una delle più celebri pagine della Divina Commedia di Dante (Inferno, XXXIII). Il profilo della torre è ancora riconoscibile a sinistra dell'arco centrale, dove si apre oggi la novecentesca quadrifora.

Nel 1605-1608, in seguito all'accorpamento di due edifici vicini tramite un arco con l'orologio, venne terminato il palazzo nelle forme odierne, secondo il progetto di Giorgio Vasari del 1554; dal 1566 ospitava già l'infermeria dell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano: il responsabile sanitario era detto Bonomo, per questo il palazzo è conosciuto anche come Palazzo del Bonomo.

Tra il 1607 e il 1609 Giovanni Stefano Marucelli e Filippo Palladini affrescarono la facciata e la volta interna dell'arco con panoplie, grottesche e figure allegoriche, che sottintendono alla celebrazione della Casa dei Medici e dell'Ordine. L'orologio e la cella campanaria risalgono al 1696.

Nel 1919, dopo che ormai l'Ordine era stato soppresso, l'edificio venne acquistato dal conte Alberto della Gherardesca, che promosse un discutibile intervento di ristrutturazione in stile neogotico, con l'apertura di una quadrifora sulla facciata.

Negli anni settanta e ottanta l'edificio passò alla Scuola Normale di Pisa, che lo adibì a biblioteca; in quel periodo venne realizzato anche un passaggio sotterraneo che lo collegasse al Palazzo dei Cavalieri, sede della scuola.

 

Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi

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Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi - Pisa

Palazzo GiuliPalazzo Giuli Rosselmini Gualandi, si trova a Pisa sul Lungarno Gambacorti, nei pressi della longobarda chiesa di Santa Cristina. È diventato recentemente noto come Palazzo blu per via del restaurato colore dell'intonacatura e del nome del centro museale costruito in alcune delle sale interne.

Le prime tracce risalgono all'alto medioevo (VIII secolo), sotto forma di insediamento rurale nei pressi della citata chiesa, vicino all'unico ponte, chiamato Ponte alle Pietre che permetteva l'accesso alla città dai territori a sud del fiume Arno, percorrendo l'antica Via Emilia Scauri (le attuali vie San Martino e Toselli). Durante i lavori di restauro a cura delle Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, che lo ha acquistato dai Conti Giuli, da cui il nome, è stata riportata alla luce parte dell'antica pavimentazione della via, a sestini di cotto posti a lisca di pesce, con relativo marciapiede, databili intorno al XII secolo e una possente struttura muraria, facente parte di una torre difensiva, con la caratteristica apertura ad arco ogivale, realizzata in pietra verrucana e databile intorno agli ultimi anni dell'XI secolo.

Entrato a far parte del territorio comunale di Pisa, dopo il 1155, anno in cui si cominciano i lavori di costruzione della più antica cinta muraria di epoca medievale conservatasi in Italia, sotto il consolato di Cocco Griffi, l'intero complesso si arricchisce di case e case-torri, come nel resto della città, spesso definita città dalle Mille torri, segno di una crescente ricchezza e potere della Repubblica Marinara.

Il 14 novembre 1356 il Doge Giovanni Dell'Agnello, proprietario di alcuni immobili nella zona, ottiene dagli Anziani del Comune il permesso per ampliarne alcune in quest'area. Sorge così il primo nucleo del palazzo, o domus, una struttura composta da grandi pilastri in pietra verrucana, a due o più moduli, uniti a formare archi ogivali, riempiti a laterizi e decorati da aperture a monofore e bifore secondo lo schema dei vicini palazzi Gambacorti e Alliata.

Durante la prima dominazione fiorentina, tra il 1406 e il 1494 il palazzo subì notevoli cambiamenti, visto il declino della famiglia Dell'Angello. Passato al Comune sul finire del XIV secolo, diventa proprietà della Repubblica di Firenze, che lo utilizza come sede per i cinque provveditori addetti alla sorveglianza della città occupata, fino a ritornare proprietà di Giovan Bernardino Dell'Agnello.

Nel 1494 Pisa, grazie all'aiuto di Carlo VIII, re di Francia, riacquista la libertà da Firenze e proprio all'interno di Palazzo Giuli accade uno degli avvenimenti più importanti per la popolazione pisana. Il re entra in Pisa l'8 novembre 1494 con un esercito di tremila cavalieri e viene ospitato nel Palazzo D'Appiano, davanti al quale i Pisani chiesero la libertà dal nemico. Garanzia di libertà che tornarono a chiedere nel giugno del 1495, quando il Re si trovava ancora una volta in città, in occasione di un grande ballo che si tenne proprio all'interno del Palazzo Giuli, durante il quale tutte le donne più belle della nobiltà pisana si presentarono al cospetto del Re, implorando che mantenesse salda la promessa fatta l'anno precedente, tra cui la ben ricordata Camilla del Lante. Purtroppo, nonostante le promesse, Pisa nel 1509 perde nuovamente la libertà in favore di Firenze, che applicherà nel tempo una politica di trasformazioni volte a cambiare per sempre faccia alla città e a cancellare ogni riferimento al suo glorioso passato repubblicano.

« "... e ad 21 di Giugno detto il Re di Franza andò a bedere ballare alla casa di Messer Gianbernardino Dell'Agnello a Santa Cristina sulla loggia, e quivi v'era di molte fanciulle e donne di Pissa a quel ballo; e sedendo il Re in messo a due donne fanciulle, le più belle al ballo, fu ordinato nel ballare molte fanciulle e donne si gittorno genocchioni avanti al Re, dimandandogli grazia che Pissa non ritornasse più sotto a Fiorentini: furono fornite di molte buone parole dal Re detto." »    (Giovanni Portoveneri, Memoriale dall'anno 1494 sino al 1502)

La chiesa di Santa Cristina e il Palazzo Giuli sulla destraVerso la fine del Cinquecento il complesso fu trasformato ad opera delle famiglie Sancasciano e Del Testa. Fu proprio Emilio Del Testa, che nel 1593 trasforma radicalmente il palazzo da domus medievale, a fastoso palazzo tardo-rinascimentale, applicando una decorazione sobria alla facciata, semplicemente arricchita da inserti di pietra serena; nella seconda metà del Settecento fu sottoposto ad ulteriori modifiche dalla famiglia Agostini, che lo ereditò dai Venerosi nel 1745 e lo cedette in locazione al dottor Cesare Studiati, direttore del Collegio Imperiale Greco Russo, per conto dell'Imperatrice Caterina II nel 1773.

Fu proprio in onore della grande stagione artistica russa, che vide grandi maestri Italiani alla corte dello Zar a progettare e decorare imponenti palazzi a San Pietroburgo, che il palazzo venne fatto dipingere con la caratteristica colorazione blu, o color dell'aria, applicata ai palazzi pietroburghesi per addolcirne le forme. In quell'epoca il palazzo fu animato da una vita sociale e culturale molto intensa. Nel 1774 fu frequentato dalla principessa Yelizaveta Alekseyevna Tarakanova (1753 – 1777), che sosteneva di essere la figlia di Aleksej Razumovskij e dell'imperatrice Elizabetta I: sospettata di complotto ai danni dell'imperatrice Caterina II, vi fu rapita nel febbraio 1775 per essere ricondotta in patria dall'ammiraglio Aleksej Orlov, comandante della flotta imperiale russa di base a Livorno per la guerra contro l'Impero Turco. Nel 1781 vi soggiornò Ekaterina Daskova (1744-1810), direttrice dell'Accademia Russa delle Scienze, che ha lasciato una descrizione della città, del Gioco del Ponte e del palazzo nelle sue Memorie.

Il colore attuale è stato scelto durante i lavori di restauro della facciata, quando è stato rinvenuto un frammento della pittura tardo-settecentesca, e applicato seguendo la tecnica della pittura a fresco.

Nel 1788 il Palazzo Blu viene venduto alla famiglia Del Testa dagli Agostini per acquistare il Palazzo Bianco dai fratelli Tilli (nipoti ed eredi del botanico Michelangelo) ed unirlo al Palazzo Rosso (oggi conosciuto come Palazzo dell'Ussero); successivamente verrà acquistato dalla famiglia Bracci-Cambini, che effettuerà nuovi importanti lavori dei quali rimane la magnifica quadratura di porta della sala delle Grottesche, sovrastata dallo stemma familiare, magistralmente eseguita da Antonio Niccolini, segno evidente del fervore artistico-culturale che Pisa stava vivendo nell'Ottocento. I conti milanesi D'Archinto sono proprietari del palazzo per gran parte dell'Ottocento, finché nel 1861 il Conte Domenico di Ferdinando Giuli lo acquista per la cifra di 50.000 lire, il quale dà inizio ad una campagna di restauri che hanno portato il palazzo alle dimensioni e all'aspetto attuale, integrando una porzione di vicolo, tra il palazzo e l'attiguo Palazzo Casarosa (anch'esso integrato nel complesso) e costruendo ex novo un'ala del palazzo per rendere simmetrica la facciata cinquecentesca.

Il palazzo attraversa un periodo di splendore, ogni sala viene restaurata e nuovamente decorata, grazie soprattutto all'intervento del pittore pisano Nicola Torricini, che già nel 1884 decora la maestosa biblioteca dei Conti Giuli, al piano terra, divenuta ora la stanza dei polittici, dove sono esposti il Polittico di Agnano (Pisa) di Cecco di Pietro dell'ultimo decennio del XIV secolo e la sua copia, eseguita nel 1930 dal più famoso falsario italiano del Novecento, Icilio Federico Joni. Nicola Torricini è coordinatore di un'imponente campagna di restauro, che termina nel 1903 con l'inaugurazione della Sala Rossa, o Salone da Pranzo, in occasione di un raffinatissimo ballo organizzato a Pisa dai Conti Giuli.


Il Museo

Palazzo Giuli, ingresso al museoIl palazzo è rimasto abitato dai Conti Giuli fino al 2001 e, nonostante fosse diventato un appostamento per le forze alleate durante la seconda guerra mondiale, non ha subito ingenti danni. La Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, in cui ha trasferito la propria sede, lo ha acquistato per trasformarlo in un centro di cultura e arte, denominato BLU - Centro d'Arte e Cultura.

All'interno è possibile visitarne il piano terra e il piano Nobile, in cui sono esposti i principali capolavori della Collezione Fondazione Cassa di Risparmio, che comprende artisti come Cecco di Pietro, Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, Vincenzo Foppa, Aurelio Lomi, il Cigoli, Orazio Gentileschi, Artemisia Gentileschi, Giovanni Battista Tempesti, Jean Baptiste Desmarais, Giuseppe Bezzuoli, Luigi Gioli e una ricchissima collezione d'arte novecentesca, tra cui spiccano Umberto Vittorini, Mino Rosi, Ferruccio Pizzanelli e Fortunato Bellonzi, esponente del Secondo Futurismo. Della collezione Cassa di Risparmio di Pisa fanno anche parte la Collezione Simoneschi, che comprende un vasto repertorio di Antichità e una notevole collezione numismatica e una raccolta di xilografie, acqueforti e litografie del grande artista pisano Giuseppe Viviani. Le sale sono arredate in stile settecentesco, con mobili e suppellettili d'epoca.

Altre sale del palazzo sono riservate ad esposizioni temporanee le quali avvengono con una certa frequenza.

Fonte: Wikipedia

   

Palazzo della Carovana o dei Cavalieri

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Palazzo della Carovana o dei CavalieriPalazzo della Carovana o dei Cavalieri - Pisa

Il palazzo della Carovana (o dei Cavalieri) è uno degli edifici più famosi di Pisa ed il più vistoso della piazza dei Cavalieri a Pisa. Già quartier generale dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, dal 1846 è la sede della Scuola Normale di Pisa.

Fu costruito tra il 1562 e il 1564 da Giorgio Vasari, ristrutturando drasticamente il medievale Palazzo degli Anziani: alcuni resti dell'antico palazzo e di alcune case torri sono però visibili tutt'ora lungo i fianchi dell'edificio.

Il nome deriva dai tre anni di noviziato dei nuovi adepti, durante i quali essi seguivano un corso di addestramento al maneggio delle armi per far parte delle "carovane" che avrebbero battuto il Mediterraneo e contrastato le scorrerie dei corsari: da qui appunto il termine della Carovana.

Il Vasari regolarizzò la disomogenea facciata medievale, fondendo architettura, scultura e pittura. I graffiti con figure allegoriche e segni zodiacali, disegnati dal Vasari stesso, furono infatti eseguiti da Tommaso Battista del Verrocchio e Alessandro Forzori (1564-1566), movimentano la facciata assieme a busti e stemmi marmorei. Le pitture odierne sembrano godere di un ottimo stato di conservazione, ma in realta esse sono dovute essere ridipinte nei secoli XIX e XX, essendo le pitture su esterno estremamente fragili e soggette a sbiadimento e distacco per via degli agenti atmosferici.

Tra le sculture si ricordano lo stemma dei Medici e dei Cavalieri, affiancato daile allegorie della Religione e della Giustizia di Stoldo Lorenzi (1563); gli stemmi sugli angoli sono di Giovanni Fancelli (1564). In alto una galleria di busti dei Granduchi medicei furono aggiunti in tre tempi diversi da altrettante mani: Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I da Ridolfo Sirigatti nel 1590-1596; Cosimo II da Pietro Tacca (1633 circa); Ferdinando II e Cosimo III da Giovan Battista Foggini (1681 e 1718).

La scalinata marmorea a doppia rampa fu rifatta nel 1821 da Giuseppe Marchelli in sostituzione di quella originale di dimensioni più piccole. La parte posteriore dell'edificio fu aggiunta su progetto di Giovanni Girometti nel 1928-1930 in occasione di un rilancio della Scuola Normale promosso da Giovanni Gentile.

All'interno conserva alcune sale affrescate o decorate da stucchi del XIX secolo, dove si trovano alcune tele di autori del Cinquecento (Carlo Portelli, Francesco del Brina e Giovan Battista Naldini).

 

Palazzo del Collegio Puteano

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Palazzo del Collegio Puteano accanto alla chiesa di San RoccoPalazzo del Collegio Puteano - Pisa

Il Palazzo del Collegio Puteano è un edificio di Piazza dei Cavalieri a Pisa.

Il palazzo, adiacente alla chiesa di San Rocco venne edificato nelle forme attuali tra il 1594 e il 1598 unendo un gruppo di case più antiche.

Nel 1605 venne concesso in affitto perpetuo ai Cavalieri di Santo Stefano, per ospitarvi studenti piemontesi dello Studio Pisano, secondo un desiderio dell'arcivescovo Carlo Antonio Dal Pozzo (dal quale deriva il nome di Puteano).

La facciata venne decorata da affreschi allegorici tra il 1608 e il 1609 ad opera di Giovanni Stefano Marucelli. Dopo la soppressione dell'Ordine, il collegio rimase aperto fino al 1925, ma già nel 1930 la Scuola Normale di Pisa lo faceva riaprire come Casa dello Studente della prestigiosa Università che aveva la sede nel vicino Palazzo dei Cavalieri, funzione che mantiene tuttora.